Ci sono troppi LLM e penso che anche tu, a volte, metta in discussione l’AI che hai scelto.
Allora perché non provare ChatGPT Agent per confrontare i vari modelli di intelligenza artificiale?
Periodicamente si sente dire “Pinco ha superato Pallino e adesso è la miglior AI”.
Considerando l’elevata velocità di miglioramento del settore, io ho deciso di utilizzare la funzione “Agent” di ChatGPT, per capire quale fossero le differenze tra le varie AI.
Premetto che io utilizzo ChatGPT Plus e sono molto soddisfatto della sua utilità.
Però volevo un giudizio sulla sua efficacia in certi criteri, comparandolo anche con i suoi competitors.
Inoltre, volevo anche provare la sua funzione Agent per capire come meglio utilizzarla e se può essere veramente utile e affidabile.
Ora ti mostrerò i punti più importanti emersi dalla ricerca e, successivamente, ti dirò cosa mi è piaciuto e cosa no dell’Agent.
Ecco cosa troverai in questo articolo

Cos’è ChatGPT Agent
Innanzitutto partiamo da una domanda banale, ma, allo stesso tempo, fondamentale: Cos’è ChatGPT Agent?
Immagina un compagno di lavoro (digitale) instancabile, che segue istruzioni articolate, accede a fonti online, organizza dati in modo ordinato e restituisce output strutturati pronti all’uso.
È un compagno a cui puoi chiedergli di analizzare i tuoi competitors e creare una presentazione con i risultati salienti dell’analisi appena svolta.
Oppure, nella vita privata, potresti chiedergli di pianificare e prenotare itinerari di viaggio (ho provato anche questo).
Non è solo una chat che risponde, ma un assistente proattivo che lavora per te.
Questo è ChatGPT Agent.
Come ho impostato ChatGPT Agent
Una volta letto l’articolo di presentazione dell’Agent , ho deciso di metterlo alla prova: realizzare uno studio comparativo sulle principali AI generaliste – ChatGPT, Gemini, Claude, ASI1, Perplexity e DeepSeek – aggiornato ad agosto 2025.
(Ho inserito ASI1 perchè è un progetto che mi interessava approfondire, ma, attualmente, non credo possa definirsi competitor).
L’obiettivo non era solo raccogliere informazioni, ma organizzarle in modo strutturato e, successivamente, produrre anche una presentazione chiara per comunicare i risultati in maniera esaustiva.
Per farlo, ho chiesto all’Agent di:
- Cercare informazioni su:
- Documentazione ufficiale;
- Articoli di settore;
- Comunicati stampa;
- Interviste;
- Paper accademici.
- Basare l’analisi sui seguenti criteri:
- Tecnologia e architettura
- Roadmap e sviluppi previsti (prossimi 6-12 mesi);
- Scopo strategico e mission aziendale;
- Punti di forza e di debolezza;
- Multimodalità;
- Velocità di aggiornamento e modularità: esistenza di plug-in, tool esterni, strumenti integrati
- Utilizzi attuali: esempi pratici e concreti per un professionista del marketing, imprenditore o creator;
- Utilità futura potenziale: come potrebbero evolversi i modelli e a quali settori potrebbero portare impatti rilevanti;
- Accessibilità e modelli di business;
- Potenziale di riuscita: quale modello ha più probabilità di raggiungere i suoi obiettivi;
- Dati di utilizzo e penetrazione di mercato;
- Prestazioni nei benchmark riconosciuti;
- Livello di integrazione con ecosistemi esterni;
- Requisiti e limitazioni legali o etiche;
- Sostenibilità e strategia a lungo termine;
Il processo passo-passo
Una volta impostato il lavoro, l’Agent ha iniziato a muoversi con un flusso ordinato e coerente.
Prima di tutto, ho definito con precisione il contesto, fornendogli l’elenco dei modelli da analizzare e i criteri di confronto da seguire.
Poi è partita la fase di raccolta dati: l’Agent ha cercato informazioni aggiornate nelle fonti indicate, integrando riferimenti e citazioni utili.
Con il materiale in mano, è passato alla strutturazione, organizzando ogni modello in una scheda dedicata e creando una tabella comparativa finale per una visione d’insieme.
Successivamente gli ho chiesto di trasformare l’analisi in una presentazione visiva capace di mettere in evidenza i punti chiave.
Infine, ho effettuato una mia revisione, controllando le fonti e correggendo eventuali imprecisioni.
Questo lo ritengo ancora un passaggio fondamentale per garantire affidabilità e qualità del risultato. Ancora non mi fido ciecamente (e non so se mai lo farò), quindi preferisco controllare.

Cosa ho ottenuto
Il risultato del lavoro si è concretizzato in due output principali.
Il primo è stato un documento di ricerca completo, strutturato in modo chiaro e pensato per coloro interessati ad una panoramica dettagliata dei vari modelli AI.
All’interno include:
- Un’introduzione con il contesto dell’analisi.
- Schede dettagliate per ciascun modello, con i criteri indicati in “Come ho impostato il mio Agent”;
- Una tabella comparativa finale per avere a colpo d’occhio le differenze chiave;
- Consigli per professionisti del marketing, imprenditori e creator.
Il secondo output è stata una presentazione sintetica, pensata per sintetizzare ed evidenziare in modo esaustivo i risultati dell’analisi.
Un documento visivo che espone le informazioni più rilevanti, facilitando la comprensione anche a chi non ha tempo di leggere l’intero report.
Cosa ha funzionato e cosa no
Punti di forza
Quello che mi ha colpito di più è stata l’automatizzazione di un processo lungo e ripetitivo. Normalmente, raccogliere informazioni aggiornate su sei diversi modelli di AI, organizzarle in schede e metterle a confronto, avrebbe richiesto ore (se non giorni). L’Agent ha concluso tutto in poco tempo, con una struttura ordinata che mi ha permesso di risparmiare energie.
La velocità è stata un altro aspetto notevole: nel giro di circa 30 minuti (24 per l’esattezza) avevo già una bozza di report e una presentazione. Non perfetti, certo, ma sufficientemente completi da offrirmi una base solida di lavoro.
Infine, ho apprezzato la sua capacità di seguire con precisione le istruzioni: gli step che avevo richiesto (analisi, comparazione, sintesi) sono stati rispettati senza deviazioni.
Limiti
D’altra parte, ci sono aspetti che mi hanno lasciato perplesso. Il primo riguarda la necessità di verifica: anche se l’Agent cita fonti, il contenuto non può essere preso “per buono” senza controllo. Ho dovuto confrontare diversi passaggi con la documentazione originale, perché a volte i riferimenti potevano prestarsi a fraintendimenti.
Un altro limite è stato l’export in PDF.
Qui il problema si presenta soprattutto nelle tabelle: quando sono troppo ampie, ChatGPT tende a ridurne la larghezza per farle entrare in verticale.
Nel mio caso, la prima tabella è stata rappresentata correttamente, mentre nella seconda la colonna di Deepseek è stata quasi del tutto tagliata.
Infine, la presentazione: mi aspettavo un risultato più curato dal punto di vista visivo, qualcosa di davvero “WOW”, invece il file ottenuto era piuttosto basico. Funzionale, sì, ma non all’altezza di ciò che si può ottenere con uno strumento pensato per riassumere e, soprattutto, tenere coinvolti gli interessati.
Detto questo, la sua utilità pratica resta evidente, perché in pochi minuti avevo già uno scheletro da cui partire.
In sintesi, per me i punti di forza superano nettamente i limiti. Le criticità che ho riscontrato – dall’export al design della presentazione – sono aspetti gestibili, che non compromettono davvero il valore del lavoro svolto.
Quello che conta è mantenere sempre un occhio critico: l’AI può accelerare i processi, ma la responsabilità finale resta nostra. Senza verifica, il rischio è di commettere errori che possono minare non solo la qualità del progetto, ma anche la reputazione personale o dell’azienda per cui si lavora.
Come usare ChatGPT Agent per il marketing
Un Agent non è solo uno strumento di analisi: è un alleato che ti aiuta a trasformare il caos dei dati in insight chiari e utilizzabili. In pratica, significa risparmiare tempo prezioso su attività a basso valore aggiunto e concentrarti su quelle più strategiche.
Ecco alcuni esempi pratici:
- Analisi comparativa dei competitor: Immagina di dover confrontare cinque aziende rivali: siti web, campagne, pricing, canali social. Normalmente scatterebbe una maratona di tab aperte e fogli Excel infiniti. L’Agent, invece, ti consegna schede già strutturate con i punti di forza, le debolezze, i messaggi chiave e i canali usati. Tu devi solo leggere e interpretare.
- Creazione di report di mercato: Quante volte ci ritroviamo con studi e articoli salvati nella cartella “da leggere”? L’Agent può aggregarli e trasformarli in un report ordinato, con fonti e numeri già pronti per essere usati in una strategia o portati in riunione.
- Sintesi di trend da più fonti: Newsletter, blog, LinkedIn, ricerche di settore: seguirli tutti richiede ore. Con l’Agent, puoi ricevere un riassunto settimanale che evidenzia solo ciò che conta davvero, senza annegare tra le informazioni.
- Organizzazione di dati per pitch o presentazioni: Ti serve una presentazione per un cliente? Invece di partire da zero, puoi chiedere all’Agent di creare slide e grafici a partire dai dati raccolti. Il risultato non sarà la presentazione definitiva, ma una bozza già strutturata che tu puoi rifinire in pochi minuti.
Un aspetto su cui rifletto spesso è che un’analisi manuale non è mai tempo perso. Navigare i siti dei competitor, osservare le scelte grafiche, i font, il tono dei messaggi: sono dettagli che ti restano impressi e che difficilmente un Agent riesce a tradurre in insight concreti se non glieli fornisci tu per primo.
Per questo credo che il vero valore stia nel mix: lasciare all’AI il lavoro pesante di raccogliere e sintetizzare dati e usare il nostro occhio critico per notare i dettagli che fanno la differenza.
In altre parole, l’Agent è un acceleratore, ma l’interpretazione finale deve restare umana.
Conclusione: il mio giudizio
Per me ChatGPT Agent è già oggi un grande strumento. Non lo vedo come qualcosa da usare ogni giorno, ma da attivare quando serve davvero: per analizzare in profondità i competitor, fare studi di mercato o raccogliere informazioni complesse da più fonti.
La verità è che non mi fido ancora al 100%: serve sempre un controllo umano, perché anche se cita fonti e organizza i dati, qualche imprecisione può esserci. Ma questo non toglie che sia già uno strumento potentissimo: ti permette di efficientare il tuo lavoro e ti lascia più spazio per pensare alla parte strategica, mentre lui fa il lavoro “sporco” per te.
In poche parole: non è magia, ma è già un game changer per chi lavora nel marketing e vuole essere più veloce, più organizzato e più focalizzato su ciò che conta davvero.

